SIMBIOSI OSCURANTISTICA OSCILLANTE. Verso la metamorfosi?

Riceviamo e pubblichiamo le riflessioni dell’artista termolese Nicola Di Pardo

battaglia medievale.jpgUmili Riflessioni. “Le emozioni vissute dai sensi in ciò che discetta di musica, pittura, fotografia, poesia e altre discipline, si trasformano per destino del “pulcher” in sofferenza. Un tormento però che sprigiona e genera gioia. Certezza che potrebbe paventare una sconnessione. Ma non accade a chi possiede capacità d’intuizione. Essere coscienti di godere di fronte ad un’espressione artistica significherebbe perdersi in un amplesso con l’interiorità. E’ possibile gioire vivendo in una condizione di tormento? E quando? E perché? Si tratterebbe di masochismo intellettuale che eccita i sensi (per me ovviamente). Sarebbe un approdo nell’inconsapevole, un ormeggio in totale assenza di cognizione? Assolutamente. Sono realtà che vivono i fortunati. Dono dell’universo infinito, del bello, del sublime. Certezza o dubbio? E’ inciso sulla prora del mio battello. Con esso navigo oceani mirabili in cui mi ha disperso il fascinoso mostro della conoscenza. Se non ci aggredisse e appagasse l’illusione, prenderemmo coscienza del nostro status. Siamo inermi di fronte a tali grandezze. Siamo volatili senza remigante. La presunzione dell’ “io sono” annulla la ricerca, cancella quel profondo in cui si annida il gene del voler sapere, scoprire, conoscere. Sradica il concetto dell’infinito sogno. Ci sono dei poveri mortificati dalla mancanza di spiritualità che credono, e mi dispiace per loro, di aver raggiunto lo scranno più  alto tanto da poter dire “io sono”. Peccato! Vorrei convincerli a regalarsi la sofferenza (per ciò che è arte) per piangere e gioire di fronte alla verità dell’essere disarmati. Il bello nel sublime è la vittoria della sconfitta. Siamo caduti nel pozzo dell’illogicità? No! Dopo tali esami ho sconfitto la mia presunzione. Ma oggi, felicemente, ne scopro un’altra ancora più feroce. Per chi naviga l’ “oltre” essere coscienti di capire che la sconfitta, nell’universo che sappiamo, sia una vittoria, significherebbe sconfiggere la solitudine e la povertà dell’ “io sono”, felice di aver capito di non essere “nessuno”. Sarà presunzione, chissà!

Ognuno naviga (concettualmente come ricerca) per riuscire a liberarsi di quell’io incatenato ai ceppi dell’insoddisfazione. Ognuno cerca di adagiarsi sul logaritmo del “verbo”. Ognuno tenta di scalare la Babele invisibile che da rocciosa despota, ingannando l’essere con il lancio di una corda, lo spinge a tentare. Ognuno insegue il sogno convinto di appartenere alla policromia dello spettro. Alligna in noi il credere, sognare, amare, conquistare, raggiungere. Chi ha eretto e per chi tali impalcature? Riflessione più che ovvia. Noi! Ci acquattiamo in giacigli polifemici su strati di morbida lana affinché gli aculei del pensiero non pungano, non mortifichino l’agognata germinazione, il feto che portiamo nel nostro cuore-grembo. Chi l’ha erette? Risposta più che ovvia. Noi! Noi chi? Noi. Noi, pagani, catto-cristiani, Unni, Zeloti, Cirenei di noi stessi, macachi, maschere circensi, gladiatori, chierichetti, musulmani, atei, ricchi, pezzenti, gay, oggetti, specchi, cose… Noi, noi, noi!

Ma chi siamo? Siamo la nostra ragione. Ragione che governa la barra a liberarsi dell’abbraccio del fiordo per aprire le ali nell’accecante luce dell’alba infinita che non muore, non abbuia, che apre gli orizzonti del sogno e del bisogno al nostro “alter ego” per immortalarlo nel credere, nel blocco marmoreo dell’illusione. Noi siamo noi. Siamo tutto. Non potremmo essere diversi. Non ci è concesso non credere in noi. A detta della mia carta d’identità dovrei essere Nicola Di Pardo. Vorrei crederci ma non ci riesco. Non c’è certezza alcuna. Come potrei riconoscermi tra circa sei o sette miliardi di Nicola Di Pardo del pianeta…? Mah…!

Sentirsi tanto Caravaggio o Mozart, Victor Hugò o sommo poeta, sicuramente appaga. Ma quale parte di noi? La mia tesi si perderà nelle sabbie mobili del “cogito ergo sum”. Sarà! Sostengo che verrà appagata la nostra parte labile, vuota, arida. Forse inconsapevole. L’inconsapevolezza è la ciambella di salvataggio. Viene lanciata apposta. Ma l’importante è sentirsi chiamare maestro, cantore o vate. L’importante è far baciare le rime. Che finiscano in “azzo”, in “llard” o in “etta”… fa lo stesso. Per vivere bene bisogna sentirsi ciò di cui si ha bisogno di essere… Ciò che non si è. E’ il grande dono fattoci dalla chimera. Ipotesi assurda, sogno vano, utopia. Ognuno pizzichi le corde del proprio strumento”.

Nicola DI PARDO

(la foto sopra è un dipinto dello stesso Di Pardo dal titolo “batteglia Medievale”)

“Ciò che rende l’esistenza preziosa e piacevole sono solo i nostri sentimenti e la nostra sensibilità” (Hermann Hesse)

SIMBIOSI OSCURANTISTICA OSCILLANTE. Verso la metamorfosi?ultima modifica: 2010-08-21T17:11:00+00:00da liberatorusso
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