Ho sentito il dolore camminarmi sulla pelle, il pianto dei bimbi salirmi al cuore, la tristezza dei vecchi attaccarmi come una lebbra….tutto questo ad Onna: il paese del silenzio….dove, anche a mezzogiorno, le campane suonano a morte….!

stinz2.JPGndi Maddalena STINZIANI

Ho incontrato Giustino una mattina di qualche settimana fa, in questo luglio che da sempre evoca una stagionalità di fervida solarità, di un’estate che inizia ad affacciarsi alle porte dopo un’estenuante freddo inverno. Eppure, a parte i 40° all’ombra, non ho trovato ad Onna tracce di estrema allegria o semplice ilarità, non ho trovato ad Onna segni inequivocabili di quella stagione che impone leggerezza, preludio di felicità d’animo, no, ad Onna ho trovato tutto, tranne questo!
Una tragedia che sembrava non doverci e non dovermi toccare più di tanto ha spinto i miei passi sui sassi di Onna, tra quelle casette che di ameno hanno solo un pezzetto di giardino in erba e qualche vaso di fiori colorati a spezzare, quella triste e pesante monotonia che albenga come una cappa indistruttibile su una terra martoriata. Un villaggio, di cinquanta casette bifamiliari, danno riparo a cento famiglie, ma di cento famiglie, io non ne ho visto che tre o quattro di persone..qualcuno stendeva indumenti, qualcun altro transitava a fatica su di una vecchia motocicletta che, tutto aveva, tranne l’aria di voler camminare, un bimbo serioso di pochi anni alla finestra, che mi ha scrutata come se fossi un’aliena, una mamma assorta, con quegli occhi persi dietro a chissà quali e quanti pensieri…un anziano con gli occhi lucidi e parole spente, ed in lontananza, all’improvviso, il pianto imperterrito di una neonata che di sicuro oltre al latte, reclamava un pò di fresco, in quel bunker avviluppato da calore e silenzio.

Ho visto Onna distrutta, accerchiata, transennata. L’autobus mi ha lasciata sulla strada statale principale..ho attraversato e mi son ritrovata all’entrata di un viale inesistente, mi sono ritrovata ad oltrepassare e raggiungere un ‘inferno, perchè, l’inferno è ad Onna, ed è ancora quello del 6 Aprile 2009. Ho sentito da subito un peso avventarmi lo stomaco, un silenzio assordante ha urlato tutto il suo tormento, tra quelle stradine inventate, un cumulo di case ancora arrotolate su se stesse, una parete di bagno, mattonelle bianche e verdi, una traccia di cucina, una fontana, un pezzo di pensile…cataste di pietre ancora lì..come quell’ultimo giorno di vita normale che la notte ha visto scatenare l’ira di un mostro malefico. Avrei voluto oltrepassare quelle reti metalliche e raggiungere la piazza, c’era una piazza ad Onna, c’era la chiesa della Madonna delle Grazie, ma non è stato possibile travalicare quelle cataste di pietre transennate..e son rimasta ferma, senza parole, senza respiro…ero dentro ai resti vivi di un terremoto…nulla di simile visto finora dai schermi televisivi, nulla di quel tremendo silenzio è mai emerso, nulla di quella triste visione, io avrei mai immaginato di vedere…e io, che partendo a digiuno, pensai che avrei preso un profumato caffè all’arrivo…io, che mai avrei potuto immaginare che dopo quasi un anno, di un bar, neanche l’idea. Travolta in un vortice di dolore, invece!.. Travolta! Non so ancora dire a distanza di giorni, quanto dolore mi abbia attraversata…quanto avrei voluto stringere al cuore quella bimba piangente o far ridere, anche solo un secondo, quel bimbo serioso alla finestra, distrarre quell’uomo anziano da quegli occhi disamorati….parlare con semplicità a quella donna fiaccamente affaccendata..che, un mesto sorriso mi ha donato passandole accanto…non so dire ancora che emozione abbia provato nell’incontrare, poi, quest’uomo ferito, vedovo di suo padre, vedovo dei suoi figli, vedovo del suo paese. Quest’uomo che porta nel suo cuore invaso di lacrime, il più grande tormento di non aver potuto salvare i suoi figli…quei figli che gli vivono accanto nelle foto, nei ricordi, anche i più banali…nelle sensazioni visibili solo a lui…! Un uomo che vagamente accenna a qualche sorriso, che schiva gli sguardi e sprofonda gli occhi nel vuoto e parla a se stesso più che agli altri, a me che gli son davanti e che non so dire niente! Chiusa nel silenzio, invoco una preghiera per sua moglie, per la sua Onna, per la sua anima che è esterefatta, impietrita…tutto gli scorre accanto..nulla lo trattiene…nulla lo conforta…! Parliamo di sua figlia, di una data di nascita, la nascita di Maria Paola, parliamo del suo lavoro, dei suoi libri…che sono testimonianza di vita interrotta…che sono le ultime cose che lo trattengono tra gli uomini….me ne regala alcuni..è il suo gesto di cortesia mentre attorno a noi si stempera un’aria mite…e il silenzio fa posto alle parole dedicate ai suoi cari..alla sua terra!
Son stata ad Onna, ma Onna non esiste più! Se non sapevo finora cosa fosse una landa desolata, ora, ne ho la più grande idea. Se non sapevo cosa fosse la morte che distrugge indiscutibilmente, inesorabilmente, ora, ne ho estrema certezza! Se non sapevo in passato cosa fosse un terremoto, ora ci sono dentro e mi investe, mi travolge, mi ricopre!….Ora, so che un dolore non finisce mai! Ad un certo punto, un suono mi fa trasalire..ho paura di quello che penso, credo che di lì a poco ci sia un funerale…il suono inequivocabile di quelle campane a morte m’inquieta…mi dicono però che non c’è nessun feretro da benedire..è solo mezzogiorno….! Ad Onna, a mezzogiorno, le campane suonano a morte! Lascio Giustino al suo lavoro, qualcuno lo cerca al telefono e poi alla porta, lo saluto senza riuscire a dirgli quello che un cuore vorrebbe dire per confortarlo..ma capisco che nulla gli necessita….nulla potrei dire che già non sappia, che già non gli sia stato detto. Esco, con i suoi libri in mano, con la voglia di leggerli al più presto..mi ha regalato il suo mondo, la sua speranza, la sua vita profondamente e radicalmente mutata! Io, non mi sono accorta che ho le lacrime agli occhi….un raggio di sole mi ferisce, le asciugo entrando in chiesa, quella, dove sono stati posti gli stessi banconi che erano nella vecchia chiesa distrutta, un altare semimoderno stridula con quei banconi scheggiati ma che nessuna memoria può cancellare…sono il segno di una vita che non si è estinta del tutto, ma che purtroppo, non vedranno più sedersi le quaranta persone tolte ad Onna e che su quelle panche, quante volte hanno pregato, parlato, osannato Dio! Che, su quelle panche hanno lasciato il loro peso! Un peso di dolore, di vuoto incolmabile!
Esco fuori, avrei voluto accendere una candela…ma non le ho viste…ed esco fuori, su un sagrato che non c’è…lì dove il silenzio della vita si fa sempre più imperterrito! Passeggio di nuovo, in mezzo a quei prati curatissimi, troppo curati perchè sembrino veri in realtà…chiedo di un negozio, per un panino, ad una signora che m’appare all’improvviso lungo la strada, credetemi, ci rinuncio, devo attraversare i binari di una ferrovia semiabbandonata, attraversare una statale da paura di un traffico automobilistico non canalizzato, rischio di morire falciata e quando passo, nessuno ha la minima intenzione di fermarsi, scorrimento folle e veloce…come fanno i bambini a passare?..I bambini già….dove sono i bambini con le biciclette, le bambine con i loro giochetti….le passeggiate fra adolescenti….i motorini roboanti, i fidanzatini appartati…quelli che giocano a biliardino, a carte, a pallone….niente, nulla, nessuno di questi c’è! Onna non esiste, non c’è neppure ombra di vita, di una vita normale….e mi chiedo lo sanno i politici ed i politicanti..ne hanno sentore..di questo inferno imbalsamato!!??
Parto..dopo aver atteso nello spiazzo inesistente, a tratti pericoloso, per l’attraversamento velocizzato dei veicoli, riprendendo il mio autobus che di sicuro mi ha fatto un favore personale…non è certo lì, la sosta..ma dov’è in effetti..ci sono solo pietre e strade diroccate, ci sono solo pareti spezzettate e nessun bar a cui chiedere”scusi a che ora si ferma un autobus quì!!??” . Ecco, il mio giorno ad Onna, ecco, cosa mi porto in cuore…il pianto di una piccolina, Mariagrazia, ultima nata…nata in un inferno…una piccola rosa bianca..a ricordo dei figli che non ci sono più…a ricordo di chi mai avrebbe chiesto di morire così…nelle proprie case, nei propri letti..sotto un cielo nefasto e tra rassicurazioni simili a proiettili puntati…! Ecco, perchè ancora piango!

Ho sentito il dolore camminarmi sulla pelle, il pianto dei bimbi salirmi al cuore, la tristezza dei vecchi attaccarmi come una lebbra….tutto questo ad Onna: il paese del silenzio….dove, anche a mezzogiorno, le campane suonano a morte….!ultima modifica: 2010-11-16T12:55:43+00:00da liberatorusso
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