Comunicazione e informazione: la sfida di Internet

2145969331.jpegdi Anna VOIG

Amici carissimi, come state?

Questa volta, dopo la nostra ultima discussione sugli stereotipi, vorrei confrontarmi con voi sull’importanza di Internet nella nostra realtà. Un’importanza che deve essere analizzata ad un livello un po’ più profondo, e in grado di scorgere dinamiche a cui spesso non pensiamo. Comprendere e farsi comprendere nell’era contemporanea è una delle esigenze più importanti per la nostra socialità, ma il comunicare oggi, è più che mai differente da quello che è stato in passato. Proprio per questo motivo è importante avere consapevolezza di come viene strutturato (e troppo spesso manipolato) l’universo della comunicazione mediatica e dell’opinione pubblica in un Paese, il nostro, che almeno sulla carta porta avanti principi democratici.

L’informazione è materia prima del processo lavorativo in quanto conoscenza ed è anche strumento di coordinamento per le reti di produzione ma soprattutto, costituisce il tassello principale di esercizio del potere che non passa attraverso il controllo dello stato, bensì attraverso il “governo” dei media, tanto di quelli antichi che di quelli moderni.

La comunicazione, a mio avviso, non è semplicemente uno strumento di trasmissione, né un mero mezzo di informazione, piuttosto è un’ “opportunità” di confronto. E’ in questo scenario che Internet ha il ruolo di medium alternativo che più di tutti gli altri può esprime un contropotere con cui i media “mainstream” devono confrontarsi in modo sempre più frequente e trasparente.

 

internet1.jpgLa tecnologia al servizio di questa eccezionale conquista umana è per l’appunto il digitale applicato ai sistemi di trasmissione di dati e informazioni, grazie ai quali le enormi potenzialità dei moderni mezzi di comunicazione stanno allargando sempre di più gli orizzonti cognitivi e culturali del loro amplissimo bacino di utenza, innescando quel virtuoso meccanismo integrato che si fonda sull’interconnessione e sull’interattività.

Le tecnologie però, pensando a ciò che dice anche il sociologo Manuel Castells non sono neutrali, dal momento che sono guidate da relazioni sociali. Proprio perché esistenti, esse rendono possibili ed ampliano certe forme di relazione sociale. L’era informatica, quindi, non determina come molti credono, la fine dello stato sociale, anzi!

A questo fenomeno è collegato il confronto diretto che si può instaurare fra governato e governante, fra elettore ed eletto e fra cittadini stessi, con la conseguente condivisione di responsabilità.

Comunicazione e informazione sono da sempre le principali fonti di potere e contropotere, di dominio e cambiamento sociale: ciò in ragione del fatto che la principale battaglia che si gioca nella società è quella nelle menti degli individui. E’ il modo di pensare di questi ultimi che determina la sorte di leggi e valori su cui le società si fondano, quel che determina che cosa fa la gente, sono i loro valori personali. Se, ad esempio il mio valore è la bellezza, userò il mio denaro per realizzare la mia bellezza. Il denaro può comprare un sacco di cose, ma non può cambiare le menti che sono state formate su altri valori. Se non credo che il denaro sia la cosa più importante, esso non lo è, e diventa solo un mezzo al servizio di un altro valore. Ma siamo sicuri di “decidere” da soli i nostri valori, o essi possono essere anche qualcosa di indotto?

Poiché la nostra società è basata su decisioni fondate sull’informazione, il cambiamento delle categorie culturali su cui queste informazioni sono elaborate muta le decisioni ed altera le relazioni di potere.

Di conseguenza, i rapporti di potere e i processi che sfidano i rapporti di potere istituzionalizzati e non, sono sempre più plasmati e determinati dalla sfera della comunicazione.

E’ in virtù di tale conflitto che si afferma un nuovo modello di comunicazione legato a cultura e tecnologia della società in Rete, basata appunto su reti di comunicazione orizzontale, a cui (quasi) tutti hanno accesso.

Dunque, l’esasperazione del confronto/scontro fra auto-comunicazione di massa (intesa quale nuovo modello comunicativo autoprodotto dai cittadini grazie al supporto della tecnologia e di internet) e strategie della manipolazione mediatica realizzate più o meno subdolamente dai sistemi di potere ufficiali, può determinare scenari estremamente conflittuali e dagli esiti imprevedibili. (basti pensare alla ciberguerra condotta da Wikileaks contro la censura del governo americano o delle recenti rivolte dette anche rivoluzioni dei social network, che hanno infiammato diverse società arabe del Nord Africa e del Medio Oriente sottoposte a dure e decennali dittature).

Ma allora perché, se consideriamo gli altri mezzi di comunicazione italiani, in nessuno viene promosso l’uso di questa formidabile rete di reti? Perché nessuno ha mai esposto onestamente le potenzialità di internet, rimanendo neutrale o addirittura evidenziando solo le possibili minacce che si potrebbero incontrare? Possibile che le ragioni economiche siano valide al punto di non volere la crescita generale della popolazione?

A mio avviso, ritengo che un Paese “culturalmente avanzato”  come il nostro, debba riflettere su questa infelice omissione. Si, perché in questo caso, ritengo anche l’omissione una cosa negativa.

Ad ogni modo, mi piace mettere in dubbio le mie credenze a riguardo e, dato che non sono mai troppo sicura delle mie convinzioni, ho pensato di mettere in discussione “pubblica” il tema della domanda attraverso i miei profili sui vari social network (come non farlo, sapendo di avere uno strumento democratico e pronto al confronto come il Web!).

La partecipazione è stata alta, con una media di 200/280 persone che hanno seguito il topic, anche se poi gli amici-utenti attivi che hanno espresso concretamente le loro opinioni sono stati molto di meno.

Tuttavia, la discussione si è dispiegata in modo avvincente, ed ha saputo darmi interessanti spunti di riflessione. Ho potuto constatare che in effetti, anche se dalla stampa e dalla tv in particolare, non emergono grandi lodi per internet, molte persone riescono comunque ad avere un’idea positiva del Web, in molti casi dimostrando che la capacità di condizionamento dell’opinione pubblica da parte dei “vecchi” medium si sta logorando sempre di più (fortunatamente aggiungerei!).

Sono emerse anche (e ancora) posizioni di maggior scetticismo verso la rete, inscritte per lo più nella sfera dei possibili pericoli che si potrebbero incontrare, soprattutto in relazione alla perdita di contatto con la realtà, rapporti sociali falsati e via dicendo.

La mia opinione è che la rete null’altro è, che un “prolungamento” della nostra realtà. E’ in qualche modo una conquista del nostro spazio personale. Come tale però, ha bisogno di comportamenti adeguati, nel senso, ognuno di noi dovrebbe comportarsi su internet come si comporta nella vita reale, in onestà e correttezza e, soprattutto, nel rispetto degli altri.

Chiaramente anche il web dovrebbe iniziare a prevedere una sua “costituzione” internazionale (e in nessun modo sussidiaria alla legislazione dei singoli Paesi, ma in collaborazione con essi),  una sorta di vademecum perennemente in aggiornamento, in grado di fissare i comportamenti tollerati e le eventuali pene/sanzioni per chi fa qualcosa di negativo.

In fondo, i metodi di identificazione dell’utente sono stati ampiamente utilizzati per scopi economico/commerciali e di marketing, quindi buona parte del lavoro è già fatto. O vogliamo continuare a nasconderci dietro ostacoli inesistenti?

Internet, come direbbe Manuel Castells, non è come la tv o i giornali, che hanno un sistema di controllo in quanto hanno una proprietà. Il Web non ha niente di tutto questo, ed è per questo crea panico nei governi, perché non ha controllo e non è controllabile.
Questo vorrebbe dire che su Internet alla fine, valgono solo le regole che essa stessa si da, nel senso che Internet è un organismo autoregolato. Regolato dai 1,6 miliardi di persone che la usano e che si regolano da sole, persone buone come anche persone cattive, ed Internet è come siamo noi, è come uno specchio in cui guardare noi stessi.

A questo punto credo sia pertinente visionare il breve e avvincente filmato visibile su questo link, che ho voluto chiamare, per riassumerne il messaggio, “Mettiamo in discussione noi stessi”:

http://www.youtube.com/watch?v=5xDITZBizfY

Ho avuto modo di apprezzare anche la copertina “person of the year” che il giornale TIME ha pubblicato nel 2007…credo sia uno dei pochi e velati messaggi che alle volte ci pervengono e vorrei condividerlo con voi:

L’umanità mai prima d’oggi è riuscita ad avere uno strumento che le consentisse di mettere in correlazione le idee, i pensieri, i progetti. Questo strumento esiste e si chiama rete, si chiama Internet. E non a caso, tutte le più grosse rivoluzioni degli ultimi tempi si sono giocate sul terreno della rete.

Le scuole e altre istituzioni e programmi educativi dovrebbero insegnare l’uso perspicace di Internet quale parte di un’educazione mass-mediologica completa, che includa non solo l’acquisizione di abilità tecniche, ma anche l’acquisizione della capacità di valutare in modo informato e sagace i contenuti.

Siamo di fronte alla più grande rivoluzione, quella digitale, dopo quella industriale. Ci sono e ci saranno ancor di più nei prossimi anni, conseguenze decisive per le nuove forme di democrazia come anche per i rapporti sociali.

Internet e il wireless hanno definitivamente infranto il monopolio della comunicazione filtrata da governi e aziende.

Il potere è nell´antenna del proprio dispositivo di comunicazione mobile, perché è quello che connette tra loro le menti delle persone.  

Il cambiamento potrà essere lento, ma è irreversibile. Sarà molto difficile riuscire a controllare le reti. Forse, uno dei problemi di tutta questa libertà, potrebbe essere la fuga di informazioni segrete che potrebbe mettere in difficoltà le relazioni tra paesi. In realtà bisognerebbe paragonare questo rischio a quello che si corre nascondendo ai cittadini la verità sulle guerre che gli stessi cittadini pagano e subiscono, o sulle reali condizioni economiche di un Paese.

Ma quello che è in gioco attualmente, non è la sicurezza degli stati (nessuna delle informazioni rivelate mette in pericolo la pace mondiale o era ignorata dai circoli del potere). È in discussione il diritto dei cittadini di sapere cosa fa e cosa pensa chi li governa.

Non è da molto tempo che i quotidiani e la televisione (in mano a politici, banche, imprese) riportano notizie e fatti con il solo scopo di far venire la tremarella alle persone per non farle informare sulla rete.  Sanno molto bene cosa succederebbe se tutte le persone si informassero via Internet, invece che solamente con la tv e con la stampa.

Amici, quello che emerge da questa riflessione, è come Internet stia contribuendo a cambiare le sorti del nostro bel Paese, in un’ottica di confronto e partecipazione sempre più condivisa.

Io credo sinceramente che tutti gli ambienti di relazione sociale e di condivisione delle informazioni online, rappresentino concretamente questa presa di coscienza e di questa straordinaria volontà collettiva di cambiare lo “status quo” e di recuperare, attraverso l’impegno, la fiducia, la collaborazione, la partecipazione e la ricerca di nuove soluzioni, la speranza per un futuro migliore.

E allora in questa lotta fra tutti i poteri, chi vincerà la battaglia del futuro? La risposta è in Internet. La risposta è dentro di noi, noi siamo la risposta!

Questo è l’impegno che dobbiamo affrontare, con strumenti che non avevamo mai avuto prima, e (almeno finora) senza un’adeguata capacità di usarli.

Tutto dipenderà dallo “stato di coscienza” e dai comportamenti delle persone, perché (ancora una volta) come diceva qualcuno che la sapeva lunga, “Non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente…ma quella più reattiva ai cambiamenti” ( Charles Darwin ).

E voi che ne pensate?

Nell’attesa di ricevere presto le vostre opinioni, vi mando un grandissimo bacione colmo di affetto.

A presto,

Anna Voig

 

Comunicazione e informazione: la sfida di Internetultima modifica: 2011-10-13T19:09:51+00:00da liberatorusso
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2 pensieri su “Comunicazione e informazione: la sfida di Internet

  1. Penso che la nostra forza collettiva come popolo di Internet, sia fondata sull’unione delle nostre forze nel sostenere i principi universali, i diritti umani, le conquiste per la moltiplicazione delle opportunità nel mondo del lavoro, sollevare le polemiche contro gli abusi del potere in ogni campo ecc., ma non basterà esprimere le opinioni e creare i gruppi, associazioni o movimenti.

    Credo che per trasformare la nostra azione nella capacità di condizionare i poteri politici, economici ed anche i colossi che controllano la rete, dobbiamo agire come i CONSUMATORI in genere.
    L’eventuale sciopero dall’uso di internet, o il saper dosare il nostro audience collettivo in sincronia, puo’ costringere tutto il sistema economico o di potere, a darci retta se chiediamo giustizia a tutti i livelli su argomenti importanti.

    Dobbiamo agire sul modulare la domanda dei beni e servizi o semplicemente sulla durata media della nostra permanenza in rete, il nostro uso di Internet è monitorato continuamente, pertanto quando vogliamo lottare per qualcosa di buono o di giusto basta accordarsi su una eventuale diminuzione del tempo che stiamo collegati e condizionare la nostra ripresa in aumento dell’audience ad un cambiamento.

    Ciao Giovanna sei grandissima
    Sirio

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