Le “gabbie” dell’arte. Il marketing culturale e la legittimazione artistica.

398925_3355200512144_1032897227_3133961_433422188_n.jpgdi Anna VOIG

L’arte di oggi esprime la natura mercantile del nostro mondo.

Sto delirando mi chiedete? No no, purtroppo no … e credetemi amici, sono stata io stessa la prima a rimanere sorpresa di quello che vi sto per raccontare,

Dopo gli anni 40, con l’inizio di quel fenomeno sociale da tutti conosciuto meglio come “americanizzazione”, cominciarono quelle operazioni di marketing tese a trasformare gli artisti in icone. Queste operazioni erano svolte dai critici d’arte, che diventarono i veri e propri produttori culturali dell’arte.

Il meccanismo era quanto mai semplice ed attuale: La critica creava (e crea) dal nulla gli artisti, li associava ad un movimento e poi li proponeva come espressione di quel movimento. Poi, per poter incontrare il gusto del pubblico, i critici si alleavano con i galleristi, esponendo quello che ritenevano comodo fosse “arte”.  

Gli stessi curatori  della mostra chiamavano ad esporre gli artisti in base al proprio progetto, al tema di riferimento dell’esposizione.

Tutto quello che avveniva e tuttora avviene in una galleria, è ammesso ad essere arte per il solo fatto che si trova all’interno di uno spazio dotato di aura, di carisma, di legittimazione artistica.

Era ed è quindi il fatto di essere esposte nelle gallerie a fare di qualcosa un’opera d’arte.

Il caso più eclatante ed emblematico di tutte queste logiche di produzione artistica, è stato Pollock. La critica costruì il personaggio, artista creativo trasgressore delle regole, nemico del mercato e refrattario alla sua stessa promozione.

Il contrasto era un ingrediente potentissimo per l’appetibilità dell’opera e infatti, il successo dell’artista Pollock fu enorme anche se lui guadagnò in tutta la sua carriera solo qualcosa come 30.000$ …  ma è cosa risaputa, oggi più che mai, che gli artisti sono quelli che guadagnano di meno in tutta la macchina “artistica”.. dietro qualunque artista, infatti, ci sono decine di persone che lavorano e, di conseguenza, guadagnano.

Non esistono artisti che riescono ad avere grande successo e popolarità da soli, anche se così ci viene fatto credere.

I curatori  hanno raggruppato opere e artisti sotto definizioni chic e i critici hanno promosso gli artisti delle loro scuderie, lasciando per strada schiere di talenti inconsiderati.

Sembra quindi che siano proprio i critici/curatori a commissionare le opere agli artisti, subordinando completamente l’acquirente a ciò che il discorso critico ha stabilito essere opera d’arte.

Il critico diviene coautore dell’opera, anzi, ne è parte predominante assieme ai galleristi, lasciando al pubblico e soprattutto agli artisti stessi, un ruolo decisamente passivo.

Che cosa sia arte, e quali pratiche siano buone o cattive, legittime o meno, dipende esclusivamente dal tipo di convenzione che si assume come punto di partenza. Il problema è che queste convenzioni tendono ad essere presentate come necessità tecnico/estetica piuttosto che come frutto di circostanze sociali.

Ma la questione che più mi disturba, è il fatto che queste convenzioni, davvero molto discutibili, siano il frutto di negoziazioni sociali tra attori che non prendono in considerazione ne gli artisti, ne il pubblico.

E’ questo che mi piace poco e, a quanto pare, non piace molto neppure agli artisti … Non a caso, le più divertenti operazioni di falsificazione di un opera non sono quelle che copiano gli originali, ma quelle che creano opere “autentiche”, lasciando ai critici, “esperti”, il compito di autenticarle e quindi falsificarle, dal momento che difficilmente l’orgoglio della critica, una volta autenticata un’opera, ritornerà sui suoi passi!

Il processo prende avvio in modo particolare dopo l’operazione artistica di Duchamp, che trasformò un banale orinatoio in oggetto d’arte con poche astutissime mosse, prendendo in giro tutto il mondo della critica e dell’arte. Tuttavia, non saremmo in grado di poter apprezzare il gesto di Duchamp, se non ne conoscessimo il “discorso” che lo costituisce.

Da quel momento infatti, tutta l’arte diventa CONCETTUALE, ovvero non può prescindere dal discorso su se stessa.

A questo discorso però, dovremmo cominciare a prendere parte anche noi in maniera attiva, non lasciando più tutto l’arbitrio a chi è interessato in gran parte solo ai lati economici della questione. Facciamo in modo che sia arte quello che noi decidiamo essere arte, non più quello che decidono queste persone per noi, diamo spazio al nostro gusto e alla nostra interpretazione dell’oggetto artistico!

Ricapitolando, gli artisti sono condannati a rimanere nella gabbia dell’arte, proprio perché svolgono un’attività sociale che non sfugge alle leggi di qualsiasi società: denaro, successo, pubblicità.

L’arte è vero, non potrebbe esistere senza essere un tipo di business. Sarebbe bello però se diventasse un business più democratico, in cui ci sia più spazio per gli artisti, e meno per i critici. O meglio ancora, che la funzione dei critici venga svolta dal pubblico/acquirente altrimenti, saremo destinati a comprare ancora chiacchiere al posto di dipinti.

 Un bacio enorme a tutti voi, non vedo l’ora di leggere la vostra opinione … pardon, interpretazione  😉

 Anna Voig

Le “gabbie” dell’arte. Il marketing culturale e la legittimazione artistica.ultima modifica: 2012-05-08T01:34:00+00:00da liberatorusso
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8 pensieri su “Le “gabbie” dell’arte. Il marketing culturale e la legittimazione artistica.

  1. l’arte comincia da quando l’uomo cominciò a battere con una mazza su un tronco cavo, muovendosi al ritmo di quel suono e a tracciare segni su una parete di roccia figure di caccia, anziché andarci a caccia. Il sentimento è lo stesso ed è divino e umano allo stesso tempo, individuale e collettivo. Nell’arte un dio parla per bocca umana affinché altri comprendano la realtà sfuggente delle cose, affinché l’apparenza sveli l’essenza. L’arte autentica è sempre un fatto pubblico, poco importa se nel rinascimento erano ricchi committenti a far lavorare gli artisti. Quelle opere, private, erano in realtà pubbliche, ornavano chiese e templi, servivano al potente per far valere la sua fama pubblica, non per essere nascoste in un caveau come un pacchetto di buoni del tesoro.
    L’arte vera non ha bisogno di alcun critico che sappia spiegarla, il critico è qualcosa di estraneo e del tutto superfluo, a meno che non si pensi che il critico non si ponga egli stesso come co-artista e la sua critica come tocco finale che dà forma al capolavoro. Quella del critico d’arte è figura recentissima, nata appunto due secoli fa, quando i committenti borghesi, che non capivano assolutamente nulla di arte, ma volevano investire culturalmente e finanziariamente, pensarono indispensbile avere dei parametri di riferimento monetari ed estetici astratti di riferimento. Quando il critico compare l’arte comincia a decadere, comincia a diventare pura tecnica fine a se stessa o puro solipsismo. Quando il critico compare, le muse scompaiono tramutandosi in angoscia e l’arte diventa alienata e alienante, senza senso, puro sperimentalismo tecnico o puro grido di dolore interiore. Oggi l’arte contemporanea si è ancora più annichilita rendendosi ornamentalismo pseudo estetico, vuotezza assoluta che ben rappresenta la vuotezza dei tempi. L’artista di fama è schiavo coccolato dal mercato, l’ultimo dio che abbia ancora diritto di pronunciarsi e del critico, suo sommo sacerdote. L’arte oggi è investimento finanziario.
    Però l’arte si continua a farla, finché esiste luna traccia di uomo si continuerà a farla, nonostante tutti i critici e di chi fa investimenti finanziari su di essa. C’è ancora arte, per lo più nascosta e difficile da trovare, la fa chi sa ascoltare ancora il canto di una musa, figlia di memoria, anziché il mercato che non ha nessuna memoria e quindi nemmeno significati. Per lo più quest’arte non viene accettata dagli organizzatori delle grandi ed elitarie mostre, nemmeno alla Biennale di Venezia la trovi se non a volte, per caso o per errore…

  2. Ciao. Sono pienamente d’ accordo con te. Invoco sulle orme di Carmelo Bene la liberazione dalla critica. Ogni filtro che vuol parlar d’ arte, senza esser arte o è in mala fede ( la tua critica lo ha ben evidenziato questo discorso) o è veicolo dell’ assurdo, in quanto vuol anestetizzare un’organicità dinamica (appunto quella dell’ opera d’arte) in un discorso razionale che non ne centrerà mai la complessità.

  3. sei semplicemente una perla di verità! mi stupisce non tanto l’essenza stessa del contenuto, peraltro centrato in pieno al cuore, ma la tua straordinaria capacità di sintesi ed esposizione dei fatti raccontati. sembra marginale ma in poche righe hai detto più di un libro in tema. l’argomento, qui da te squisitamente trattato, è roba che scotta. ne leggo e ne rileggo ovunque, di critiche e contro critiche a questa o quell’opera d’arte, e ho sempre pensato che non solo shakespeare ha creato dio ma il critico ha creato l’artista e, purtroppo per noi tutti, lo continua a creare a sua immagine e somiglianza, oltre che convenienza. una su tutte: quel furbacchione di achille bonito oliva continua a dissertare sul mondo del contemporaneo (coniato su misura per la sua scaltrezza) in termini indecifrabili e sconnessi tra di loro, da far rabbrividire anche bokassa nella tomba! ho avuto modo di far notare al nostro amato critico come di ogni sillaba che scrive non si comprenda un fico secco. si rivolge ai poveri lettori di repubblica, e non solo, come farebbe un calzolaio, nel tentativo di spiegare il teorema di euclide, ai giovani universitari. sfido chiunque a decifrare anche un solo rigo, a dargli un senso che sia tale di tutte quelle strampalate e disordinate balle che ancora oggi gli permettono di essere considerato il maggior critico d’arte e, dulcis in fundo, il critico che più di ogni altro influenza i movimenti d’arte, e non solo quelli. che dirti, mia graziosa giovanna, grazie personalmente di averci spiazzati tutti con questo delizioso e attualissimo rapporto sulle magagne in arte. un bacio da chi crede ancora, che in fondo ognuno di noi è un piccolo artista. francesco

  4. …esatto ragazzi…nella Repubblica utopica di Steiner, i creatori e i destinatari non vengono più mediati da qualsivoglia opinionista. Le arti, se fruite senza forme di mediazione culturale, avrebbero solo che da guadagnarci dato che la critica è troppo distaccata dall’oggetto in esame ed è quindi, superflua… SAREBBE UNA FIGATA QUESTA REPUBBLICA…E NON SOLO RIFERITA AL MONDO DLLE ARTI..MA IN GENERALE 🙂

    ad ogni modo, volevo segnalarvi l’interessantissimo libro che ha dato origine a questo argomento trattato..è davvero un piacere leggerlo:
    http://www.libreriauniversitaria.it/mercanti-aura-logiche-arte-contemporanea/libro/9788815112941
    e ringrazio il Professore che lo ha inserito nei testi di esame 🙂

  5. Carissima Giovanna, hai pienamente ragione su tutto ciò che dici.- In particolar modo in quest’ultimo decenio anche il mondo dell’arte sta vivendo un periodo di forte crisi.- In qualsiasi dei suoi numerosi campi dalla pittura, alla scultura, alla musica, alla letteratura, al teatro e alla lirica, stanno passando per grandi opere d’arte delle cose che vengono portate alla ribalta da pirateschi operatori del mercato e da sporchi interessi commerciali.- Purtroppo i veri artisti che fanno delle opere di VERA ARTE vengono tenuti in disparte perché non capiti dal pubblico di massa che si fa pilotare sempre da chi fa passare per arte cose, di cui fra pochissimo tempo nessuno ne parlerà più.- Invece le opere di VERA ARTE DURANO SEMPRE NEL TEMPO

  6. Cara Giovanna,
    il tuo nuovo articolo su Terza Pagina, ha evidenziato il solito metodo preciso di indagine. Ho notato un velato pessimismo nell’enunciare i sistemi e i metodi negativi nonchè sbagliati, dei critici e dei galleristi , che condizionano il valore di un opera d’arte. C’è da parte tua l’innato desiderio di fare pulizia sui comportamenti ingiusti.
    Avevi posto uguale impegno nel tuo articolo sui Sistemi di Comunicazione:radio, televisione, internet..In quella occasione cercavi quale fosse il più attendibile.
    Qui hai menzionato due personaggi come Pullok e Duchamp, che sono sempre andati controcorrente, e hanno evidenziato il potere dei critici esteni nel vautare un oggetto artstico. Penso che tu sappia che, dopo innumerevoli vicissitudini, l’orinatorio di Duchamp, attualmente sia esposto alla Galleria d’Arte Moderna di Roma.
    Mi sembra alquanto giusta la tua conclusione, nel dare spazio al nostro gusto inerpretativo dell’oggetto artistico, e nel ritenere che la funzione del critico deve essere svolta dal pubblico acquirente, che eviterebbe di comprare solo chiacchere.
    Affettuosamente Corrado.

  7. carissima GIOVI, trovo fondamentale l’inizio del tuo ragionamento “l’arte di oggi esprime la natura mercantile del nostro mondo” e mi verrebbe subito di estendere questo concetto al periodo che stiamo vivendo a livello mondiale , alla crisi del “pensiero unico” alla crisi del valori soprattutto dei paesi occidentali, al primato del MERCATO sul resto della vita umana sociale. E in me scatta subito la molla di battersi contro il riduzionismo di una visione del mondo che passa tutto al setaccio del mercato e del denaro. premesso questo cerco di entrare nel merito delle tue considerazioni piu specifiche su arte e influenza della critica. Condivido anche il concetto di “americanizzazione” del fenomeno sociale che ha dato il via alle operazioni di marketing delle opere d’arte e non solo. purtroppo anche oggi c’è una subalternità del mercato italiano dell’arte contemporanea al capitale internazionale e alla comunità angloamericana. E’ molto vero che oggi diventano famosi pure artisti sconosciuti e di poco valore basta che vengano apprezzati dai critici e comperati e venduti dai collezionisti che decretano il successo di un’opera o il suo fallimento. In questi casi siamo in presenza solo di uno “scellerato” business . Si può accettare una critica d’arte se la sua narrazione è oggettiva e neutrale, ma vanno rifiutate con decisione le interpretazioni forzate, le infiltrazioni nelle narrazioni oggettive che determinano successi o distruzione di artisti . Qui mi verrebbe anche da fare comunque una distinzione tra i critici che almeno si rapportano alla società e i critici individualisti che subliminano la critica ad arte e vedono in una opera ciò che l’artista non aveva neanche pensato e svolgono quindi una azione creativa maggiore della stessa creazione dell’artista. questi critici sono veri e propri mercenari collegati ai galleristi e soprattutto ai finanziatori dell’arte. Alcuni critici e galleristi riescono anche a presentare come arte alcune “porcherie” e influenzare il pensiero del “consumatore” in ossequio proprio al mercato e al consumo. questi critici sono servi del dio denaro e l’arte diventa solo un prodotto di consumo.

  8. Il tuo articolo Giovy è stupendo, come anche alcuni commenti degli amici. Come musicista, concordo alla grande con te e gli altri: il giudizio del critico è inaffidabile, sproporzionato e fuorviante per lo sviluppo dell’obiettività istintiva del pubblico, che deve invece essere incoraggiato ad esprimere le proprie emozioni con coraggio, con parole semplici e convinte, senza sentirsi smentito o mortificato da chi si mette in cattedra con parole e parametri ridicoli, che non si fondano su un cammino di vera passione e pratica artistica. Fra quelli che conosco e che hanno posizioni di rilievo anche manageriali in importanti manifestazioni artistiche, molti esercitano con presunzione il proprio ruolo, esercitano un potere ed un dominio, senza svolgere un vero mestiere, si sono scegli il lavoro piu’ facile per guadagnare prendendo tutti per i fondelli, non studiando e lavorando il meno possibile. Tutti possono fare i critici, ma per fare arte, occorre sacrificarsi per essa ed avere risultati a lungo termine, …. non c’è il tempo di compiacersi e neanche la voglia di dominare e organizzare il lavoro degli altri, perché gli obiettivi artistici e gli orizzonti sono sempre nuovi e rinnovabili. Molti critici, fanno persino i direttori artistici, è roba da ridere. E’ il pubblico che sente l’arte attraverso l’osservazione e le emozioni forti se ci sono state veramente. Anche gli artisti stessi non sono affidabili se valutano i colleghi, non sono obiettivi, valutano gli aspetti tecnici e non quelli emozionali, spesso non vanno a vedere i dipinti o i concerti dei colleghi, sono competitivi. Spetta al pubblico decretare con la propria presenza assidua, chi ha meritato esporre in una galleria o i musicisti che lo hanno incantano ad ogni concerto. Il pubblico intendo le persone normali, che hanno una grande passione. Non è giusto che il potere attraverso le sue figure manageriali o di formazione opinionistica, debba promuovere gli indirizzi artistici ed gli pseudo-talenti, che debba influenzare il pubblico con superficiali recensioni e giudizi a posteriori. Penso (come ha detto qualche amico) che per migliorare la categoria dei “critici e manager artistici”, i soggetti dovrebbero essere monitorati…… per verificare se a monte hanno cultura e pratica del tipo di arte di cui parlano, per ritenerli interpreti della meritocrazia e non interessi di parte o solo di alcuni senza talenti ma che soddisfano facilmente e senza sforzo un mercato in senso solo economico e di basso livello artistico.
    Il potere in tutte le sue forme non vuole assolutamente, far emergere chi ha talento e chi si sacrifica con genialità e passione, in tutti i campi, altrimenti ….chi è stupido ed egoista ma ha grandi risorse finanziarie come potrebbe stare ai posti di comando a fianco di chi ha veramente una mente creativa ed una forza carismatica meritata e consacrata dal pubblico? E come potrebbe il potere collocare chi vuole ai posti di comando anche artistico, fottendosene dei meriti, scegliendo anche fra i propri parenti……se scegli i migliori è più’ difficile anche dominarli, il pubblico sarebbe dalla loro parte…..ed è piu’ costoso per il sistema economico investire per formare veramente talenti in ogni campo per anni ed anni. Molto facile ed economico scegliere candidati che valgono poco, che non procurano rischi per le regole del gioco, così non sostengono costi ed investimenti per far continuare a crescere chi ha talento che poi avrebbe un seguito di pubblico enorme…. e quindi tanto voti di popolo a suo favore????
    Brava Giovy sei grande e grandi anche gli amici.

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