venerdì, 30 aprile 2010
"Il Pranzo di S. Giuseppe" a Roccavivara, tra storia, tradizioni e religiosità
Roccavivara (CB) _ Con la primavera ormai inoltrata e con l'avvicinarsi del mese di maggio, paesi e contrade si vestono a festa per un'infinita serie di sagre e di feste che rievocano le antiche usanze della civiltà contadina. E' il caso di Roccavivara che, come da tradizione, il 1 maggio, apre la festa con il "Pranzo di San Giuseppe", protettore del paese insieme a San Emidio e San Michele Arcangelo. Il 19 marzo invece si celebra il "dies natalis", il giorno della nascita, rinnovando una simpatica ricostruzione della famiglia di Nazareth.
La tradizione del banchetto si ripete anche il 1 Maggio di quest'anno. I preparativi sono gli stessi, cambiano le pietanze che sono tutte a base di carne. Si prepara il pasto della Santa Famiglia, in una casa che ospita il pasto dei tre poveri che impersonificano la famiglia di Giuseppe, Maria e Gesù: lu Vicchie, la Vecchi, e l'Angelil'. Una festa che mantiene intatto il sentimento di religiosità popolare, con una cerimonia dal sapore antico, semplice e solenne, di corale partecipazione del paese, a cui nessun 'rocchese' può mancare. Giorni di intensa preparazione e cure meticolose: trovare il cibo che servirà per le prelibate pietanze; fare il pane, i pasticcini, i turcinell' e altri dolci rustici.
Il pasto è composto da tredici pietanze: antipasto con fette d'arancia e zucchero, spaghetti al sugo di baccalà, riso al sugo di baccalà, baccalà al sugo, baccalà al forno con la mollica di pane, ceci, fagioli, verdura, insalata mista, olive, finocchi, frutta, oltre ad una grande quantità di dolci tipici locali (pashtarelle, turcenille, gnòcche e cille).
Ogni famiglia si fornisce di quattro pagnotte di pane che la sera prima viene benedetto per essere poi mandato, insieme ai dolci ed alle focacce, agli invitati al convivio della Sacra Famiglia, oltre ad essere consumato durante il pasto di San Giuseppe. Solitamente è la padrona stessa a servire in tavola. Prerogativa essenziale: occorre assaggiare tutte le pietanze e rispettare il silenzio, almeno per quanto si può. Ogni tanto qualcuno bussa alla porta: è gente che chiede qualcosa da mangiare per partecipare spiritualmente alla mensa. Anche loro, come prima avevano fatto i tre poveri entrando, dicono la giaculatoria: "a Gesù e a Maria e tutti rispondono: ora e sempre". Alcuni vengono fatti entrare in cucina per gustare una pietanza calda, rinnovando l'antica e preziosa idea di ospitalità. In passato, questa doppia data di preparazione serviva sostanzialmente a distinguere il ceto sociale di appartenenza delle famiglie; infatti il 1 maggio erano soprattutto le famiglie più agiate della comunità a preparare il tradizionale banchetto.
16:47 Scritto da: liberatorusso in tradizionalMENTE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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