lunedì, 26 luglio 2010
Dal prototurismo al turismo di massa. Termoli si racconta, in attesa di una progettualità turistica che stenta a decollare
Il mese di Agosto è ormai alle porte e, nonostante la crisi economica continui a bussare alle porte degli italiani, già si annuncia il grande esodo verso le mete più ambite, le location più gettonate, località che vivono di turismo e che offrono ai viaggiatori quel benessere del corpo e dell'anima conosciuto sin dai tempi dell'antichità. Che si scelga il mare o la montagna, le terme salutari o le moderne SPA, è ormai una consuetudine "staccare la spina" dalla routine della quotidianità e godere del meritato riposo, lontano dai problemi e dallo stress.
La storia ci ricorda che le prime "pratiche prototuristiche" possono essere rintracciate nella "villeggiatura al mare", una prassi già praticata nella seconda metà del I sec. a.C., epoca in cui gli aristocratici romani solevano trascorrere le proprie "vacanze private" in sontuose ville costruite sulla riva del mare con porticati e moli che si estendevano sino all'acqua. In questi ritrovi di vita mondana, nei quali venivano organizzate feste e spettacoli, si poteva accedere solo tramite invito. I moralisti dell'epoca li consideravano luoghi di perdizione, nei quali venivano consumati gli amori più sfrenati e nei quali ci si lasciava andare alle più disparate esperienze erotiche.
Di giorno si organizzavano banchetti in barca o sulla spiaggia. Parte della giornata veniva trascorsa alle terme (le località marittime ospitavano spesso anche centri termali). L'amore per i viaggi e la villeggiatura trovava sostegno in una formidabile rete stradale che collegava Roma a tutto il mondo allora conosciuto. Le strade, sviluppate soprattutto per garantire un efficiente servizio postale, erano dotate, ad intervalli regolari, di stazioni di cambio per i cavalli (mutationes). Per le soste più lunghe c'erano le mansiones, dove erano dislocate locande per soste notturne e botteghe artigiane di vario tipo. Per gli spostamenti lunghi venivano utilizzati i raedae, comodi carri a quattro ruote. Per le brevi distanze si preferivano i carpenta o i cisia, carri a due ruote trainati da muli. Chi non disponeva di mezzi di trasporto propri poteva noleggiarli alle stazioni di posta dai cisairii o dai carrucari. Durante i loro spostamenti, i viaggiatori potevano consultare gli Itineraria, ovvero delle guide viarie dove erano indicate le stazioni di sosta, lo stato delle strade e le notizie essenziali sulle regioni e i vari centri. Oltre agli itinerari di tipo descrittivo ne esistevano altri disponibili in forma di grafici o cartine.
Con il declino dell'impero romano e le sempre più frequenti invasioni barbariche, questi luoghi di ritrovo si trasformarono in luoghi di difesa, divenendo spesso delle fortezze.
Con la diffusione del Cristianesimo si chiuse l'epoca dei bagni. Alla cura del corpo e al mito della bellezza si sostituì la mortificazione della carne.
I viaggiatori ripresero a frequentare assiduamente le stazioni termali marine solo nel 1720 in Gran Bretagna dove il "turismo balneare" si affermò tra il 1755 e il 1780. Il ritorno all'acqua trovava la sua giustificazione nella scienza medica che esaltava le virtù del bagno nell'acqua fredda del mare. All'inizio dell'Ottocento dall'acqua si passò all'aria di mare che, secondo i trattati medici, contribuiva alla guarigione delle malattie respiratorie. L'attrazione principale delle stazioni balneari era il Kursaal, una costruzione a ridosso della marina che si prolungava fino al mare mediante un molo sorretto da piloni. A contribuire al rapido sviluppo delle località balneari fu la nascita della ferrovia e l'impegno finanziario profuso dagli imprenditori locali e dalle pubbliche amministrazioni per dotare questi centri turistici di strutture ricreative e ricettive.
In Italia i bagni di mare fecero la loro comparsa alla fine del Settecento anche se, per tutta la prima metà dell'Ottocento, vennero considerati una terapia da usare con cautela. I primi stabilimenti erano costruiti in legno e i bagnanti si calavano in acqua con l'ausilio di scalette che partivano da camerini posti su "piattaforme". Solo nei primi decenni del Novecento il bagno perse la sua funzione terapeutica divenendo un momento di svago.
Il primo stabilimento per i bagni di mare fece la sua comparsa a Termoli nel 1903. Lo "Stabilimento dei bagni di Antonio Bontempo & C", così si chiamava, sorgeva sulla Marina di Sant'Antonio. Ricalcava il modello "Adriatico" e appariva come un isolotto per terapie di chiara derivazione termale. I primi sporadici frequentatori della spiaggia, per la maggior parte piccoli borghesi, provenivano dai paesi interni del Molise e raggiungevano il mare con il treno nei giorni di festa. Si trattava di un turismo "povero" che sopravvisse in quelle forme fino ai primi anni '50, quando gradualmente cominciò a trasformarsi prima in un turismo più selezionato e poi, con lo sviluppo industriale della zona del Basso Biferno, in un turismo di massa.
Nel 1920 Bassantonio Sciarretta, un falegname e commerciante del tempo, costruì un elegante stabilimento balneare montato in acqua, dotato di cabine, un'ampia sala centrale adibita a bar ed intrattenimento. Si chiamava "Nettuno" ed era il ritrovo preferito dalle classi sociali benestanti della Regione. Con il tempo iniziò ad attrarre bagnanti anche da altre parti d'Italia e dall'estero. Lo stabilimento veniva montato e smontato ad ogni inizio e fine estate. La sua esistenza cessò con la seconda guerra mondiale, quando gli inglesi ne requisirono il legno per "esigenze militari".
Negli anni seguenti, con l'incremento del turismo balneare, sorse nel 1925 il Lido delle Sirene seguito, nel 1937, dal Lido Panfilo. Dotato di bar, ombrelloni, sedie sdraio e cabine spogliatoio, quest'ultimo fu il primo stabilimento in muratura. Nel 1938 cominciò anche la ristorazione. Durante la guerra venne requisito dagli inglesi che lo adibirono a circolo per gli ufficiali.
Allo scopo di tutelare la decenza e la moralità nelle pubbliche spiagge, il 20 giugno del 1928 il Podestà di Termoli emanò un'ordinanza con la quale autorizzava i bagni dalle ore 5 del mattino alle ore 20. Sempre con la stessa ordinanza egli riservava le spiagge di S. Antonio e Rio Vivo all'impianto di stabilimenti balneari e dei casotti precisando che le donne potevano bagnarsi sulla scogliera sottostante alle mura del Borgo Vecchio e gli uomini sulle spiagge purché si svestissero alla distanza di almeno 500 metri dagli ultimi casotti privati.
Si vietava inoltre di fare il bagno nella spiaggia di S. Pietro, nella zona dei lavori portuali permettendo alle donne di bagnarsi nel tratto prospiciente il terreno D'Andrea e sino al trabucco Marinucci e agli uomini nel tratto susseguente, sino al limite del Rio Vivo. Le donne, nel bagnarsi, dovevano indossare il costume da bagno o una lunga camicia, gli uomini le mutandine con il costume da bagno. Era vietato passeggiare o soffermarsi sulla spiaggia in mutande da bagno o in camicia o comunque senza essere decentemente coperti. Gli uomini non potevano soffermarsi in prossimità dei bagni delle donne o recarsi a nuoto o in barca nelle loro vicinanze. I trasgressori erano tenuti al pagamento di una contravvenzione e deferiti all'autorità giudiziaria.
La posizione strategica della stazione ferroviaria e la successiva costruzione dell'attuale Via Mario Milano furono determinanti per lo sviluppo turistico della città di Termoli. L'importante arteria cittadina collegava infatti la stazione con il mare. Su quella direttrice nacque l'attuale Hotel Corona, seguito, nel 1951, dall'Hotel Rosary che cominciò la sua attività con sole dodici camere e due bagni.
Oggi la costa termolese pullula di stabilimenti balneari sia lungo la marina di Sant'Antonio che sul lungomare di Rio Vivo ma risulta ancora difficile parlare di cultura turistica ovvero di quella progettualità che delinea strategie e politiche di sviluppo per l'intero territorio.
Da dieci anni è presente a Termoli un polo universitario di formazione turistica che ha consentito uno sviluppo della ricerca storica nel settore turistico. A questo punto sarebbe opportuno mettere a frutto le competenze e le professionalità dei giovani formatisi in tale ambito. Da due anni è inoltre partita la laurea magistrale in "Archeologia, Beni Culturali e Turismo" che ha l'obiettivo di valorizzare la formazione di figure professionali finalizzate ad operare soprattutto nel campo del turismo culturale e nello sviluppo territoriale legato alla cultura in senso ampio.
10:34 Scritto da: liberatorusso in turisticaMENTE | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |
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Commenti
io ci sono stato a termoli! BElla la citta!
Scritto da: Muratore a roma | giovedì, 26 maggio 2011
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