domenica, 21 novembre 2010

Salvare l'economia locale per salvare un paese!!

MADDALENA STINZIANI.jpgdi Maddalena STINZIANI

Quando oggi, si parla di impoverimento globale, bisogna fare un dovuto distinguo. La crisi ha duramente colpito chi già non navigava affatto nell'oro, le speculazioni immobiliari e imprenditoriali hanno fortificato le classi più ricche a discapito della popolazione media che, oltre a ritrovarsi senza sostegni economici, ha dovuto fare i conti con coloro che, pur non avendone diritto, hanno beneficiato di ulteriori sgravi fiscali. Alcune aziende, le più affermate nel panorama economico nazionale ed internazionale, dichiarando meno introito, meno guadagno, dovuto al licenziamento della manodopera, hanno fatto in modo che parte del reddito non fosse più reinvestito ma si archiviasse come fondo di ulteriore ricchezza per l'imprenditore stesso. Le banche, inoltre, giocando a ribasso verso le piccole e medie imprese ridotte al collasso, non favorendo il piccolo consumatore nell'acquisizione di prestiti e/o mutui ipotecari, hanno rimpinguito solo le loro casse, mettendosi al sicuro e lasciando che i propri o altri eventuali correntisti annegassero nel loro mare di problemi finanziari, creando il famoso blocco economico, uno stand by che non fa certo andare avanti ma indietro, verso altre forme di cosiddetto strozzinaggio, fino a soccombere!!


In questa triste realtà si deduce quindi che i ricchi sono diventati più ricchi e la medio-borghesia è precipitata rovinosamente, fino ad allargare quella fascia di povertà che era già ben nota. La soluzione ottimale all'inevitabile disastro, sarebbe stata invece quella di elargire direttamente i fondi economici alle imprese che, tornando a respirare, non avrebbero certamente licenziato le proprie maestranze. A quel punto le famiglie avrebbero potuto continuare a beneficiare di paghe e stipendi che rimessi sul mercato, avrebbero poi determinato che la macchina economica non s'arrestasse, come invece sta avvenendo. Si assiste ormai sempre più ad una guerra fra poveri, mentre regimi concorrenziali fra le imprese creano rapporti sempre più tesi. Inoltre la qualità dei prodotti sta soccombendo, favorendo mercati esteri che, spesso, non offrono nulla di buono. Vige poi la legge del più forte anche a discapito del benessere umano: troppi i prodotti scadenti e di dubbia provenienza che arrivano sulle nostre tavole e di conseguenza si assiste al sempre più crescente evolversi di malattie ed allergie. Questa crisi è si globale, ma è circoscritta nei propri territori di appartenenza! Pertanto è necessaria una rivalutazione delle politiche economiche interne, rimodulare sistemi di produzione ed approvvigionamenti economici che porterebbero al ripristino delle proprie risorse, così da acquistare meno altrove, sfruttando quelle che sono le capacità e le ricchezze interne. Se gli ospedali esistono per i malati, le banche devono esistere per chi ha bisogno di investire!! Se sei sano non vai nè in ospedale nè in banca... questo è il concetto base che deve spronare un sistema economico sbagliato che, in realtà, aiuta chi non ne ha affatto bisogno, penalizzando quell'enorme fascia che, invece, determina lo scorrere della vita in tutti i suoi aspetti. Calandoci nella nostra realtà locale, come poter affermare che non si è esenti da una simile problematica? Basta guardarsi attorno e salta agli occhi, anche di quelli meno attenti, il degrado economico che ci sta attanagliando e che risponde in toto alla visione nazionale e addirittura mondiale della grave crisi di cui siamo vittime da oltre un quinquennio. Non ne siamo affatto fuori nè possiamo credere che ne usciremo indenni al più presto... un quadro così catastrofico è solo lo specchio di rimando di una realtà imballata verso il baratro. Piccole attività soccombono ogni giorno, la grande distribuzione organizzata, che in altri tempi poteva simboleggiare il rafforzamento di un ulteriore incremento di afflusso turistico, si è rivelata debellatrice dei piccoli operatori commerciali che non sono riusciti a poter salvaguardare le proprie tipicità che, dal punto di vista economico, sono obbiettivamente fuori da un mercato standard che offre invece bassissima qualità pari al prezzo di vendita. Molte attività stanno quindi segnando il passo: troppi i sacrifici in un contesto incrinato che non fanno più lievitare incassi ma deprimono ancor più un sistema votato alla cancellazione di se stesso. Si sta assistendo, in definitiva, alla scomparsa di tradizioni di lavorazione, usi e costumi di tipicità sempre più rara che è stata sostituita da una forma d'industrializzazione che ha precarizzato l'uomo e i suoi bisogni. Nei piccoli centri poi, questo dato diviene oltremodo allarmante. Salvare l'economia di una piccola attività equivale in sintesi a salvare la vita di un paese, quella dei suoi abitanti, delle fasce più deboli e indifese e soprattutto quei giovani che si affacciano in un mondo lavorativo che li ha, invece, già cancellati. Quindi se ne deduce che se vogliamo creare futuro, bisogna ripristinare nelle piccole realtà sistemi di rivalutazione interna delle proprie ricchezze, difesa delle tipicità locali, combattendo fortemente e con spiccato spirito ed orgoglio nazionalistico, tutte quelle forme subdole di mera ricchezza che non è mai reinvestita sul territorio, ma destinata ad innalzare introiti in altre realtà esterne al nostro vivere locale. Difendere la nostra economia significherà in altri termini ritornare a forme di vita redditizie, sicuramente stabili...  E di questa crisi, forse, non ne avvertiremmo più così tanto il peso!

23:01 Scritto da: liberatorusso in economicaMENTE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

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